Informativa

Biografia

Tito Marci è nato a Rieti nel 1966. Vive e lavora a Roma. Verso la fine degli anni ’80 entra in contatto con gli ambienti romani della Pittura colta e orienta il suo lavoro verso le nuove espressioni della pittura figurativa. Ha esposto i suoi quadri in mostre personali e ha partecipato a numerose esibizioni collettive in Italia e all’estero. Nel corso del tempo la sua ricerca pittorica si è concentrata soprattutto sul tema dell’autoritratto: l’autoritratto come esperienza del sé e, al contempo, dell’altro da sé: come riflessione sullo straniamento dell’io e dei luoghi che appartengono all’io; come momento di ri-trazione del e dal sé. In questa visione l’autoritratto non è che l’immagine di una sparizione, di una sottrazione, di una cancellazione: testimonianza di ciò che rimane sempre assente (“mi vedo là dove non sono”), effetto di un paradossale ritorno a un continuo mancare. Se vi è autobiografia, questa è sempre orientata ad un “altrove”. L’ultima fase del suo lavoro propone una riflessione sul tema dell’icona. L’icona quale luogo in cui si manifesta la forza espressiva dell’immagine nella sua capacità di sottrarsi alla sua stessa rappresentazione. L’icona citata e indicata come gioco continuo di presenza e assenza, presentazione e sparizione del volto. La pittura si serve di retoriche tradizionali: la tavola, l’oro, la scrittura. Tuttavia vi è un continuo tentativo di sottrarre l’immagine alla mera rappresentazione, alla “retorica” dell’apparire. Il greco antico e l’armeno tornano come lingue dell’alterità e dell’estraneità, come segni sottratti alla semplice informazione. I frammenti e le citazioni prese dal greco antico (da Eschilo, Sofocle e Euripide, Omero, Esiodo, Plutarco) parlano di esilio e di ospitalità. Sono tracce esteriori di una comunicazione clandestina e rimossa, portatrice di un significato straniero, enigmatico e oscuro; parole che non asseriscono ma che registrano la voce dell’altro ospitandola nella sua estraneità. I volti presentano segni, marchi, ferite, stimmate: sono luoghi di elezione che registrano, nella sua distinzione, l’immancabile sparizione del sé.